Realizzato con stucco per restauro per esterno e colori acrilici.
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mercoledì 29 giugno 2016
Fioriera
mercoledì 18 novembre 2015
mercoledì 25 febbraio 2015
martedì 19 marzo 2013
Stemma araldico della famiglia Pignatelli
"Vera nobilitas non patre praeclaro, sed vita et pectore puro" (Orazio)
Stemma araldico della famiglia Pignatelli. Acrilico su creta e tavola (cm 37 x 38 x 9). Oria, (2009) 19 Marzo 2013.
martedì 1 febbraio 2011
mercoledì 1 settembre 2010
Meridiane, l'ombra che spacca il secondo
SCIENZA & ARTE


Al momento sono 2748, ma si può dire che aumentano di ora in ora: ovvero col medesimo lento e sicuro, inesorabile scorrere che il tempo disegna sul loro stesso quadrante. Una in Australia, 19 in Polonia, 39 nella solatia Spagna e 29 nella più ombrosa Svizzera; 3 in Estonia e una persino in Benin, Africa. Ma la grande maggioranza sta in Italia, è ovvio: l’«Atlante mondiale degli orologi solari» è infatti un’iniziativa nata a casa nostra (siamo o non siamo ’o Paese d’o sole?), presentata esattamente il 25 aprile scorso a Milano durante la seconda edizione della manifestazione gnomonistica «Il tempo silenzioso».
Sundial Atlas s’intitola il progetto, che altro non è se non un censimento – il primo mai tentato a livello mondiale – e una catalogazione internazionale delle meridiane, coordinata dalla passione di Fabio Garnero, costruttore professionale di meridiane a Saluzzo (Cn), e Fabio Savian, orefice-matematico di Paderno Dugnano (Mi). Negli intenti l’enciclopedia planetaria degli gnomoni (si chiama così l’asta che proietta l’ombra sul quadrante della meridiana, indicando l’ora solare) dovrebbe alimentarsi da sé, con il sistema dell’auto-aggiornamento su Internet tipo Wikipedia: basta infatti connettersi al sito sundial.eu – lo ha già fatto una sessantina di appassionati – per inserire anche il proprio orologio solare nell’elenco, completo di fotografie, descrizione, coordinate geografiche e ovviamente il motto che spesso contraddistingue ogni meridiana che si rispetti.
Non solo: è possibile persino tracciare «itinerari gnomonistici» su base tematica o regionale (sono già on line percorsi nel comasco, a Verona, nel mantovano, a Caorle e a Mondovì...), collegando ad esempio le meridiane costruite dal medesimo autore oppure quelle con analoghe caratteristiche (c’è un giro delle meridiane walser!).
Sono infine previsti un blog e una newsletter per i cultori del genere. Ma quante saranno le meridiane d’Italia? E quelle del mondo? L’Atlante per ora sta per raggiungere le tre migliaia di esemplari, ma c’è da credere che siamo solo agli inizi. Secondo alcuni esperti, il solo Stivale ospiterebbe almeno 15.000 quadranti solari, più o meno come Spagna e Germania, mentre la Francia ne ha circa 30.000: infatti il «Catalogo dei Quadranti Solari» compilato dall’associazione francese Ccs (che lo mette in vendita su Cd Rom a pochi euro) è già arrivato a un totale di oltre 25.000 e ad ogni ottobre – grazie a una pattuglia di indefessi «cacciatori di meridiane» – accresce il suo bottino (nel solo 2008 sono stati identificati 1400 «nuovi» pezzi). Il censimento francese si è allargato anche all’estero ed ha annotato altre 6544 meridiane di 66 nazioni diverse; e noi qui siamo i primi in classifica, con 4034 esemplari.
Tra l’altro il conteggio transalpino è talmente preciso da permetterci di sapere che il 68,7% delle meridiane francesi sono verticali e il 5% orizzontali, 5442 risultano datate e e 5408 recano un motto. Non solo: oltralpe per il momento sono censiti 142 quadranti armillari, 127 analemmatici, 27 a equazione del tempo, 18 bifilari... Non chiedete però che cosa significhino tali distinzioni: è solo per dare un’idea della complessità della materia, che abbraccia discipline matematiche e geometriche, storia, astronomia e altro ancora, con scoperte di indubbia originalità; esistono addirittura modelli detti «a cannoncino» ovvero sonori: una lente posta sullo gnomone incendia una miccia che spara un colpo a mezzogiorno preciso! Fabio Garnero conta proprio sui francesi per accrescere in un colpo solo il suo inventario mondiale: «Ci hanno promesso 30.000 quadranti, i catalani altri 3500.
Poi entreranno le Baleari, i tedeschi... Gli inglesi hanno qualche perplessità perché, possedendo un buon numero di meridiane orizzontali in ottone e facilmente asportabili, temono che l’Atlante si trasformi in una sorta di catalogo per i ladri. Del resto un po’ tutte le società astronomiche nazionali, oltre a una marea di semplici appassionati, fanno già catalogazione; gli stessi Astrofili italiani hanno contato circa 15.000 quadranti. Solo che nessuno aveva ancora pensato di coordinare questo patrimonio eccezionale e di metterlo a disposizione di tutti, grazie a Internet».
Proprio consultando la Rete, tuttavia, è già possibile constatare come la Società catalana di gnomonica (Scg) sia arrivata a 922 esemplari di orologi solari, minutamente suddivisi per materiale di costruzione, tipo, autore. Un sito scozzese propone invece un proprio censimento di 162 meridiane, un altro cecoslovacco è giunto a 4545 per l’Europa centrale, mentre dalla Germania arriva un catalogo di 944 gnomoni.
La Società Nordamericana delle meridiane (Nass) mette a sua volta on line un elenco di circa 600 manufatti... I quadranti solari sono ovunque, godono per esempio di grande tradizione in terra islamica (dove servivano per stabilire il tempo della preghiera), nonché in Giappone, India e Cina, nazioni che si distinguono per la miniaturizzazione (esistono persino meridiane inserite nei bottoni, con tanto di bussola per orientarle). Insomma, siamo all’inizio di un’opera che probabilmente non vedrà mai la fine. «Un esempio – incalza Garnero –: per ragioni geografiche, mi occupo della provincia di Cuneo dal 1994 e ho trovato circa 2200 meridiane (700 delle quali appaiono già sull’Atlante); ebbene, negli stessi luoghi un francese ne ha contate tra 2500 e 2700...».
Perché le regioni italiane col maggior numero quadranti sono quelle del nord; curioso, no? «Invece è logico: da noi c’è meno sole, i tempi per lavorare i campi sono più brevi, e dunque c’era necessità di misurare il tempo con maggior accuratezza per sfruttare la luce naturale al meglio... Ci sono cascine che contano anche 5 o 6 meridiane». Italiano anche un primato di anzianità, col misterioso «globo di Matelica» che conta almeno 2500 anni. I secoli d’oro sono però il Sei e Settecento, poi dall’inizio del Novecento fino a vent’anni fa un vuoto enorme: «Gli orologi da torre e quindi quelli elettronici hanno soppiantato le meridiane. Ora invece il mercato sta tornando in auge, equamente diviso tra privati ed enti pubblici». Certo, i costruttori di professione in Italia sono soltanto 5 o 6 (cui si aggiungono qualche decina di artigiani e restauratori); però dipende anche dall’alta specializzazione ed esperienza necessarie.
Ma come: se ormai le meridiane le vendono già pronte persino nei mercatini dell’usato... Garnero scuote la testa: «No, quelle fatte in serie non possono funzionare, sono dei falsi, dei puri oggetti decorativi... Per essere precisi i quadranti solari devono essere studiati appositamente per il luogo dove verranno posti. Ognuna è un pezzo unico». E solo gli esperti sono in grado di arrivare a sottigliezze incredibili; per dare un’idea, l’ultimo numero del bollettino degli gnomonisti francesi dà notizia del più grande quadrante solare del mondo: niente meno che... la barriera di una diga, quella di Castillon, il cui bordo sporgente è in grado di segnare il tempo su appositi indici accuratamente calcolati. Più gigante di così! Gli abitanti della zona non potranno più dire: «Non vedo l’ora»...
Sundial Atlas s’intitola il progetto, che altro non è se non un censimento – il primo mai tentato a livello mondiale – e una catalogazione internazionale delle meridiane, coordinata dalla passione di Fabio Garnero, costruttore professionale di meridiane a Saluzzo (Cn), e Fabio Savian, orefice-matematico di Paderno Dugnano (Mi). Negli intenti l’enciclopedia planetaria degli gnomoni (si chiama così l’asta che proietta l’ombra sul quadrante della meridiana, indicando l’ora solare) dovrebbe alimentarsi da sé, con il sistema dell’auto-aggiornamento su Internet tipo Wikipedia: basta infatti connettersi al sito sundial.eu – lo ha già fatto una sessantina di appassionati – per inserire anche il proprio orologio solare nell’elenco, completo di fotografie, descrizione, coordinate geografiche e ovviamente il motto che spesso contraddistingue ogni meridiana che si rispetti.
Non solo: è possibile persino tracciare «itinerari gnomonistici» su base tematica o regionale (sono già on line percorsi nel comasco, a Verona, nel mantovano, a Caorle e a Mondovì...), collegando ad esempio le meridiane costruite dal medesimo autore oppure quelle con analoghe caratteristiche (c’è un giro delle meridiane walser!).
Sono infine previsti un blog e una newsletter per i cultori del genere. Ma quante saranno le meridiane d’Italia? E quelle del mondo? L’Atlante per ora sta per raggiungere le tre migliaia di esemplari, ma c’è da credere che siamo solo agli inizi. Secondo alcuni esperti, il solo Stivale ospiterebbe almeno 15.000 quadranti solari, più o meno come Spagna e Germania, mentre la Francia ne ha circa 30.000: infatti il «Catalogo dei Quadranti Solari» compilato dall’associazione francese Ccs (che lo mette in vendita su Cd Rom a pochi euro) è già arrivato a un totale di oltre 25.000 e ad ogni ottobre – grazie a una pattuglia di indefessi «cacciatori di meridiane» – accresce il suo bottino (nel solo 2008 sono stati identificati 1400 «nuovi» pezzi). Il censimento francese si è allargato anche all’estero ed ha annotato altre 6544 meridiane di 66 nazioni diverse; e noi qui siamo i primi in classifica, con 4034 esemplari.
Tra l’altro il conteggio transalpino è talmente preciso da permetterci di sapere che il 68,7% delle meridiane francesi sono verticali e il 5% orizzontali, 5442 risultano datate e e 5408 recano un motto. Non solo: oltralpe per il momento sono censiti 142 quadranti armillari, 127 analemmatici, 27 a equazione del tempo, 18 bifilari... Non chiedete però che cosa significhino tali distinzioni: è solo per dare un’idea della complessità della materia, che abbraccia discipline matematiche e geometriche, storia, astronomia e altro ancora, con scoperte di indubbia originalità; esistono addirittura modelli detti «a cannoncino» ovvero sonori: una lente posta sullo gnomone incendia una miccia che spara un colpo a mezzogiorno preciso! Fabio Garnero conta proprio sui francesi per accrescere in un colpo solo il suo inventario mondiale: «Ci hanno promesso 30.000 quadranti, i catalani altri 3500.
Poi entreranno le Baleari, i tedeschi... Gli inglesi hanno qualche perplessità perché, possedendo un buon numero di meridiane orizzontali in ottone e facilmente asportabili, temono che l’Atlante si trasformi in una sorta di catalogo per i ladri. Del resto un po’ tutte le società astronomiche nazionali, oltre a una marea di semplici appassionati, fanno già catalogazione; gli stessi Astrofili italiani hanno contato circa 15.000 quadranti. Solo che nessuno aveva ancora pensato di coordinare questo patrimonio eccezionale e di metterlo a disposizione di tutti, grazie a Internet».
Proprio consultando la Rete, tuttavia, è già possibile constatare come la Società catalana di gnomonica (Scg) sia arrivata a 922 esemplari di orologi solari, minutamente suddivisi per materiale di costruzione, tipo, autore. Un sito scozzese propone invece un proprio censimento di 162 meridiane, un altro cecoslovacco è giunto a 4545 per l’Europa centrale, mentre dalla Germania arriva un catalogo di 944 gnomoni.
La Società Nordamericana delle meridiane (Nass) mette a sua volta on line un elenco di circa 600 manufatti... I quadranti solari sono ovunque, godono per esempio di grande tradizione in terra islamica (dove servivano per stabilire il tempo della preghiera), nonché in Giappone, India e Cina, nazioni che si distinguono per la miniaturizzazione (esistono persino meridiane inserite nei bottoni, con tanto di bussola per orientarle). Insomma, siamo all’inizio di un’opera che probabilmente non vedrà mai la fine. «Un esempio – incalza Garnero –: per ragioni geografiche, mi occupo della provincia di Cuneo dal 1994 e ho trovato circa 2200 meridiane (700 delle quali appaiono già sull’Atlante); ebbene, negli stessi luoghi un francese ne ha contate tra 2500 e 2700...».
Perché le regioni italiane col maggior numero quadranti sono quelle del nord; curioso, no? «Invece è logico: da noi c’è meno sole, i tempi per lavorare i campi sono più brevi, e dunque c’era necessità di misurare il tempo con maggior accuratezza per sfruttare la luce naturale al meglio... Ci sono cascine che contano anche 5 o 6 meridiane». Italiano anche un primato di anzianità, col misterioso «globo di Matelica» che conta almeno 2500 anni. I secoli d’oro sono però il Sei e Settecento, poi dall’inizio del Novecento fino a vent’anni fa un vuoto enorme: «Gli orologi da torre e quindi quelli elettronici hanno soppiantato le meridiane. Ora invece il mercato sta tornando in auge, equamente diviso tra privati ed enti pubblici». Certo, i costruttori di professione in Italia sono soltanto 5 o 6 (cui si aggiungono qualche decina di artigiani e restauratori); però dipende anche dall’alta specializzazione ed esperienza necessarie.
Ma come: se ormai le meridiane le vendono già pronte persino nei mercatini dell’usato... Garnero scuote la testa: «No, quelle fatte in serie non possono funzionare, sono dei falsi, dei puri oggetti decorativi... Per essere precisi i quadranti solari devono essere studiati appositamente per il luogo dove verranno posti. Ognuna è un pezzo unico». E solo gli esperti sono in grado di arrivare a sottigliezze incredibili; per dare un’idea, l’ultimo numero del bollettino degli gnomonisti francesi dà notizia del più grande quadrante solare del mondo: niente meno che... la barriera di una diga, quella di Castillon, il cui bordo sporgente è in grado di segnare il tempo su appositi indici accuratamente calcolati. Più gigante di così! Gli abitanti della zona non potranno più dire: «Non vedo l’ora»...
sabato 8 marzo 2008
Logo XX ERA meeting 2008
Logo per il XX meeting giovanile europeo dell'European Rogationist Association. El Collell - Girona, Spagna, 3 - 9 Agosto 2008
mercoledì 30 gennaio 2008
Logo EurHope
giovedì 10 gennaio 2008
Blog Comunione Comunità Comunicazione
sabato 20 aprile 1996
Un miracolo di luce
Nella costruzione delle grandi cattedrali gotiche niente veniva lasciato al caso: tutto (o quasi) aveva una sua funzione ed un suo significato non solo strutturale ed architettonico ma anche simbolico - religioso. Ad esempio, nel creare una vetrata, si voleva porre mano ad una figurazione altamente decorativa e particolarmente suggestiva, ma, nel contempo, si desiderava far emergere il significato simbolico della trascendenza divina, perché, nella concezione medievale, luci e colori erano interpretati come i soli mezzi visibili che potessero esprimere l’idea di ciò che è invisibile, Dio.
Rispettando le dovute proporzioni, ma volendo rimanere nel solco di questa vetusta quanto nobilissima tradizione, i giovani del Centro di Orientamento Vocazionale Rogazionista di Assisi, hanno realizzato una vetrata dedicata al P. Annibale Di Francia ed al carisma del Rogate. “Cesellata” con la pazienza di un certosino - si direbbe - per la scrupolosità con cui sono stati curati i particolari (infatti è stata portata a compimento nell’arco di più di due anni!), la vetrata è un’opera a più mani. Infatti, sia per quanto riguarda il soggetto che la realizzazione, può vantare una paternità plurima: la composizione ed il disegno sono opera di chi vi scrive mentre la figura principale del P. Annibale (eccetto i lineamenti del volto) e diversi altri elementi facilmente riconoscibili, sono stati tratti dall’arazzo della beatificazione (1990) del maestro Giovanni Hajnal (nel suo curriculum artistico troviamo moltissime vetrate, tra cui, più conosciute, quelle dell’Aula Paolo VI in Vaticano (1971) ed alcune del Duomo di Milano (1954 e 1988). La realizzazione, con colori sintetici a freddo, è opera di due giovani artisti già ospiti del Centro: Nicola Marchese, originario di Catania, con una lunga esperienza di decoratore, e del giovane slovacco Peter Lapos di Fitnice, una città ad alcune centinaia ad est di Bratislava.
Ed ora qualche considerazione sulla composizione della vetrata.
Ritornando alla tradizione figurativa medievale, erano due le funzioni cui doveva assolvere un’opera d’arte: la presentazione dell’immagine sacra, l’icona - oggetto di venerazione e di meditazione -, e la dimostrazione della sacralità dell’immagine stessa - ossia la narrazione dei fatti cui si attribuisce un valore edificante o esemplare -, ad esempio: le storiette laterali della tavola di un santo, le storie bibliche degli affreschi sulle pareti delle navate, ecc. . In tutte le opere d’arte sacra dell’antichità troviamo quindi dosate e bilanciate iconicità e narratività (perdonatemi ...le “parolone”).
Nella vetrata, dipartita quasi fosse un dittico, troviamo così, a sinistra, la figura imponente ma non statica del Beato intento da un lato a reggere un mannello di grano, la “messe” del Signore (presente anche nel tema della cornice, e - molto significativamente - nell’emisfero ai piedi della figura); e dall’altro a offrire un pane ai poveri e derelitti. A destra abbiamo una pergamena su cui è scritta la frase evangelica del Rogate “Rogate ergo Dominum messis ut mittat operarios in messem suam” (cf Matteo 9, 38 e Luca 10, 2). Ed ancore, in basso, mani imploranti in preghiera e, al centro, un turibolo da cui fuoriesce fumo d’incenso, uno dei simboli biblici più belli della preghiera che sale a Dio (cf Salmo 141,2 ed Apocalisse 5, 8; e 8, 4). In alto una colomba in un alone fiammeggiante, figura dello Spirito Santo (cf Matteo 3, 16; Marco 1, 10; Luca 3, 22 e Atti 2, 3) da cui parte un raggio luminoso posandosi sul Padre - quasi a simboleggiare il “carisma” del Rogate “donato”, appunto, dallo Spirito al Fondatore per la Chiesa.
La vetrata del Padre Annibale esprime dunque non solo l’iconicità in tutta la statura storica, morale e spirituale del Beato ma anche ne propone la narrazione di ciò che potremmo definire il cuore, la sintesi e il senso della sua esistenza: il Rogate quale preghiera ed azione. Non mi dilungo su questo argomento se non per affiancarlo ad un episodio che illustra e spiega a meraviglia tutto ciò e che ha attinenza con un’altra e ben più famosa e cara cappella . In una lettera indirizzata al Beato Giacomo Cusmano, nel 1885, il Padre annota che nel quartiere Avignone di Messina, “culla” della sua opera: “...vi è una chiesetta dedicata al Sacro Cuore di Gesù. - e che - ...sulla facciata vi sta scritto: Rogate Dominum Messis. Questo spirito di preghiera, per questo supremo interesse del Sacro Cuore di Gesù, cioè la grazia di avere buoni Operai per la Santa Chiesa, mi sforzo di farlo divenire spirito e vita di quest’opera”[1]. Nella sua opera caritativa ed apostolica il primo impegno assolto dal Beato Annibale, tra i ragazzi e i poveri, è stato quello di farli pregare in obbedienza al Rogate del Cristo.
Per concludere consentitemi una osservazione estetico - etica. Se, come ha scritto il teologo Hurs Von Balthasar [2], un’opera è bella (pulchrum) qualora la verità che vuole trasmettere (verum), sia accompagnata dalla correttezza morale (bonum), la vetrata del Centro Vocazionale di Assisi - nella mente di coloro che l’hanno voluta e realizzata - ha aspirato ad ottenere questo risultato non solo per la pregevolezza della realizzazione artistica quanto anche e soprattutto per il significato/messaggio proposto. E, ne sono sicuro, l’ha raggiunto.
1 T. TUSINO ed., Lettere del Padre, I, p. 37.
2 Cf H. VON BALTHASAR, Gloria. Nello spazio della metafisica, Milano, Ed. Jaca Book, 1977, p. 337 - 348.
Francesco Pignatelli, Un miracolo di luce, in "L'Amico Rog", XVII, 1996, 4, p. 28 - 29
mercoledì 17 ottobre 1984
Studentato dei Rogazionisti - Grottaferrata
Disegno a tratto, tecnica mista, mm 190 × 120, Studentato dei Rogazionisti - Grottaferrata - RM, 1984
venerdì 4 maggio 1984
Chiesa Santi Pietro e Paolo, Grisignano di Zocco - VI
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